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A Kabul
più di 40 famiglie mi hanno raccontato la scomparsa dei loro bambini o la
scoperta dei loro corpicini squartati con prelievo degli organi tra il
1994 e il 2001. ( di Najib Naimzada)
Un cuore a 30 mila
euro, un rene o una cornea a circa la metà del prezzo. Il traffico di
organi è un argomento poco discusso, ma molto attuale visti i casi a
livello mondiale. A fare da supermarket per i “pezzi” di ricambio per il
corpo umano, sono quei paesi con scenari di “guerra” dove solitamente i
bambini vengono rubati mentre giocano per strada. Paesi come
l’Afghanistan, Pakistan, paesi dei Balcani, fanno da scenario a questi
rapimenti. Molto risonante la voce che dietro tutto questo c’è lo
zampino dei vari gruppi terroristici internazionali.
Di seguito un fatto
realmente accaduto (preso da repubblica on line 25.11.2001):

Rhuma aveva 4 anni. Ne
avrebbe compiuti 5 in ottobre. Era una bella, vivace bambina, l'unica
figlia femmina di Ali Akmad, 40 anni, commesso in una botteguccia di
ferramenta al bazar. Martedì 21 agosto 2001, ecco la data che
quest'uomo, piccolo, macilento che da allora ha perso il sonno e
l'appetito, non dimenticherà mai più. E' la data della scomparsa della
sua Rhuma. Poco dopo l'ora di pranzo, Rhuma, dopo aver mangiato un po'
di riso, esce in strada Akmad e i suoi vivono nel popoloso quartiere
Shasdarak per giocare con gli altri bambini. Lo fa sempre. La madre non
si preoccupa più di tanto. Qualche minuto dopo Najib, 18 anni, il
fratello più grande, sente una brusca frenata, un pianto disperato e si
precipita subito in strada, Rhuma non c'è più e i suoi compagni di gioco
muti indicano il gippone che se la sta portando via. Urla a sua volta,
Najib: "Papà, l'hanno rapita, rapita". La strada si affolla di gente, di
madri preoccupate. Riscatto, vendetta? Due ipotesi che Ali nemmeno
prende in considerazione. Non ha soldi, guadagna solo poche decine di
dollari al mese, e non ha mai torto un capello a nessuno. E allora
perché?, si chiede senza trovare risposta. Anzi una risposta ce l'ha ma
non vuole prenderla in considerazione. Vive ore da incubo facendo mille
congetture, passando al setaccio tutta la sua povera vita. Ma niente,
non sa spiegarsi perché sia toccato proprio a lui. Due giorni dopo,
giovedì, ore 23. Il rombo di un'auto in corsa e qualcosa che va a
sbattere quasi contro il loro uscio fa sobbalzare Ali e sua moglie che
si precipitano fuori. Per terra c'è un sacco di terra grezza. Dentro c'è
quel che resta di Rhuma. Gli assassini l'hanno come sventrata, le hanno
portato via il cuore, i reni, un occhio e l'altro le penzola fuori
dall'orbita. Ali e la sua donna stringono per ore quel corpicino
piangendo tutte le lacrime che hanno, mentre una tendina viene subito
riaccostata nella bella casa di fronte. Quella dove vive l'arabo. Si
chiama Yasser, ha poco più di trent'anni, è ricco sfondato. Ha
trequattro mogli, servitori e guardie del corpo. Davanti alla sua
palazzina stazionano sempre fuoristrada nuovissimi, ha la parabola sul
tetto e gira sempre con un satellitare così piccolo che sembra un
cellulare. E' arrogante e violento, ha già ucciso un amico di Ali per
prendersi la sua giovane donna, è uno della cricca di Osama bin Laden,
un intoccabile quindi. Traffica ogni genere di cose alla luce del sole e
odia i tagiki. Tutte le volte che incrocia Akmad, che è di quell'etnia,
gli urla in faccia il suo disprezzo. Per il solo fatto che sia tagiko
crede che sia parente di Massud, il leader dell'Alleanza del Nord, il
nemico giurato dei Taliban. "Vi metteremo tutti al muro, compreso il tuo
comandante", lo minaccia. Ali ora non ha quasi più dubbi: Yasser deve
sicuramente entrarci con la morte della sua bambina. Se avesse un'arma,
Ali non esiterebbe a farlo fuori all'istante, ma non ha che le mani.
Bussa alla porta del suo vicino, ma uno dei suoi guardaspalle poco ci
manca che lo prenda a fucilate: "E' tardi, tagiko, riprova domani".
L'indomani arriva dal prefetto Njasir. "Hanno ucciso la mia figlia più
piccola strappandole cuore, reni, occhi dice so chi è stato, chiedo,
anzi pretendo giustizia". Njasir lo ascolta distrattamente e poi lo
licenzia con una minaccia: "Attento, vacci piano con le accuse, capisco
il tuo stato d'animo ma stai gettando fango addosso a un galantuomo.
Tornatene a casa, vedremo". Se ne torna a casa Ali e fa l'unica cosa che
può fare: spedire lontano gli altri due figli piccoli. E fa bene perché
nel suo stesso quartiere, appena una settimana più tardi, un'altra
bambina subisce la stessa terribile sorte di Rhuma.

QUI SOTTO UNA TESTIMONIANZA
DIRETTA DI NAJIB NAIMZADA
Era un 2 dicembre , mi trovavo nella
mia Kabul completamente distrutta da migliaia di razzi che erano caduti
dal cielo. Ovunque mine giocattolo e mine antiuomo. Ero lì per trovare i
miei numerosi parenti e per operare alcuni bambini mutilati dalle mine.
Sapete cosa significa una mutilazione da mina giocattolo? Un bambino
afferra la mina giocattolo e lo porta vicino al viso per ammirare il bel
involucro esterno (orsetto o altro animale)...la mina scoppia tra le
mani e la faccia...il resto ve lo lascio immaginare. Ero da mio zio da 9
giorni quando hanno bussato alla porta del cortile. Voci concitate e
grida assalirono il cortile di casa. Rumori e pianti nel corridoio. Una
madre disperata trattenuta da un marito disperato anche lui. Cercavano
il dottore venuto dall'Italia per soccorrere la loro bambina. Senza
cuore, senza fegato, senza reni...gridava disperata la donna. Ci hanno
invitati ad andare nel loro cortile...i miei occhi incrociarono gli
occhi della madre...i nostri occhi afghani si sono parlati...non potevo
più aiutare la sua bambina...dentro una coperta si intravedeva il
corpicino di una bimba afghana di forse 5 o 6 anni. La pancia
sventrata!!! Un gruppo di mercenari ceceni l'avevano rapita e
squartata...traffico di organi di bambini afghani in un afghanistan
senza il controllo degli afghani... Naimzada Najib

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